UNA CARTOLINA DA Johan Galtung

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Corpi nudi e pochezza dei fini

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“ … corpi e volti omologati e plastificati, indistinguibili gli uni dagli altri nella loro apparente perfezione… tanti piccoli bambolotti muscolosi a torso nudo, schiavi di un marchio gigante che li condanna ai lavori forzati e a salti e corse da supereroi.”
 

Questo il giudizio impietoso della prof.ssa Giovanna Cosenza sullo spot pubblicitario NeutroRoberts. E personalmente sono d’accordo.

Come mai disturba questa ostentazione del corpo maschile, che ormai nelle pubblicità è sempre più ridotto a “oggetto”come quello femminile? Non è forse vero che anche all’arte classica il corpo dell’uomo è sempre stato non solo mostrato, ma splendidamente riprodotto e glorificato in forme sublimi ed eroiche?

E’ verissimo. Ma la differenza, evidentemente, sta tutta nei fini.

La bellezza, la nudità dei corpi nell’arte classica non solo non è realistica, ma anzi esalta il distacco dal materiale: l’uomo nudo vive in una dimensione superiore, dove incontra la natura divina della propria anima. In questa nudità, l’uomo è compiuto in se stesso, cosciente della forza della Ragione che usata correttamente domina la natura e gli istinti. La bellezza e la perfezione del suo corpo è pura, ideale, potente, iniziatica. Poiché le vesti non lo trattengono nella cultura di un tempo specifico, l’uomo nudo è Uomo Universale e la sua immagine fisica perfetta ha il compito di elevarci verso l’insegnamento iniziatico: è Bellezza che porta al Buono, secondo l’ideale platonico.

Quella degli omuncoli pubblicitari, semplicemente, non è più la Bellezza che spinge alla Verità: siamo di fronte a un umanoide in jeans e addominali scolpiti, che si fa icona della servitù alla materia. E’ l’uomo-schiavo – come giustamente osserva Giovanna Cosenza – rimpicciolito, moltiplicato in serie e  sovrastato da un marchio commerciale gigantesco; la sua è una bellezza perfetta ma degradata, che trattiene inconsciamente lo spettatore nel regno dell’illusione.

Questo decadimento – non la nudità dei corpi in sé – è ciò che in realtà ci disturba degli spot pubblicitari, se li guardiamo non solo con gli occhi ma attraverso un livello di coscienza più profondo.

In questo caso, la nudità ci spinge a che cosa?
A comprare uno spray per le ascelle.
Tra l’altro, pieno di antitraspiranti tossici, allergeni e additivi sintetici…

Ammetterete che inciampare nella pochezza dei fini, per un corpo nudo mostrato a milioni di persone, non è proprio cosa da nulla.

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Crea una fondazione anche tu!

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Dopo due mandati presidenziali spesi a sgretolare l’assetto democratico americano e a flagellare il pianeta con guerre imperialiste (Bush e Obama hanno proseguito sulla stessa linea), mentre la moglie Hillary gioca pericolosamente alla guerra nel mar della Cina, Bill Clinton fa la cosa più intelligente da fare a questo punto per uno come lui: mettere su una fondazione con dichiarati scopi umanitari.

I vantaggi non sono pochi: regime fiscale speciale, controlli governativi ridotti, possibilità per la fondazione di essere proprietaria di azioni o di società anonime e di distribuire i dividendi tra i suoi stessi membri.
Le fondazioni – meglio se con sede a Panama o nel Liechtenstein – sono quanto di più furbo e ambiguo possa esistere. Ad esempio, possono essere istituite anche da una società anonima, e in questo caso il Fondatore risulta completamente sconosciuto e senza volto.
Inoltre, se le fondazioni non potrebbero in teoria avere fini di lucro, nella pratica acquisiscono però denaro attraverso donazioni, servizi, ricerche o corsi, emettendo fattura. Hanno quindi la possibilità di operare più o meno indirettamente per interessi di natura privatistica.

Ecco perché non c’è mai stato miliardario a questo mondo – da Bill Gates a Rockfeller – che non abbia avuto le proprie fondazioni dove convogliare capitali.
Naturalmente, a scopo filantropico.

Dicono di essere nostri amici, insomma.
E perché non credergli. Ci mandano pure la newsletter!

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Il nulla, in pratiche confezioni

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Economia virtuale, denaro virtuale, pixel su uno schermo senza alcun reale valore, speculazione, interessi, spread. La finanza del Terzo Millennio richiama tutto il campo semantico dell’immaterialità e dell’inconsistenza. In altre parole, è aria fritta. Ma quest’aria fritta va pur sempre confezionata, proposta e venduta.

Con la campagna pubblicitaria di Poste Italiane, i prodotti finanziari, come fantasmi in cerca d’un corpo per sopravvivere, cercano di solidificarsi e di entrare finalmente nella materia usurpando altre forme comuni e innocenti della nostra quotidianità. Ecco che diventano cornflakes, acqua minerale, caffè istantaneo.

Eppure, neanche così riescono a entrare davvero nella tridimensionalità: poiché questa è soltanto una foto,  siamo di nuovo nell’illusione dentro l’illusione.

Una campagna accattivante e spiritosa, che agli occhi disincantati rivela però l’essenza tragica e paradossale del nostro modo di pensare e vivere l’economia e il denaro.

Ecco a voi le sembianze del valore, cari signori, senza sostanza alcuna.

Ecco a voi il nulla. In pratiche confezioni.

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10 tecniche per dominare l'umanità

Ribloggato da Blocco.per.appunti:

Strategie per il controllo sociale

1 - La strategia della distrazione
L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico di interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica.

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Vi ripropongo questo articolo molto interessante e utile, da "Blocco per appunti"
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Tutti in bici

Belle le foto che Alberto ha pubblicato sul suo blog, in occasione della manifestazione di ieri a Milano per promuovere nuove forme di mobilità.

A Cagliari invece,  dove vivo io,  per poco non hanno fatto lo scalpo al sindaco di recente, colpevole di aver introdotto  le piste ciclabili nelle vie maggiori, disturbando il traffico e gli automobilisti con queste inutili novità portate dal continente… Vivacissime le polemiche al riguardo sui giornali locali e innumerevoli le lettere di protesta dei cittadini:

bike crossing

Photo credit: krakow.bicycles

“Togliete le piste ciclabili, che la gente non è abituata a rispettare il codice della strada e faremo incidenti pericolosi” “Perché avete fatto le piste, che tanto in bici non ci va nessuno, ieri ero affacciato dal balcone di casa mia ed è passato solo un ciclista in tutto il pomeriggio” “Cosa vi siete messi in testa adesso, di andare in bicicletta, bel sindaco che abbiamo…!” “O Sindaco, lei ha fatto le piste solo per fare un favore ai suoi amici di sinistra che hanno la bici e prendere voti, vergogna!” “Non capisco tutta questa importanza che si dà ai ciclisti, perché non facciamo una corsia speciale anche per noi che abbiamo il SUV?” “Le biciclette sono pericolose in città: quando parcheggio l’auto e apro lo sportello, rischio sempre di colpire una bici”

Questa è comunque una città che amo, così come amo i suoi abitanti: mi diverte molto vederli reagire alle novità, sempre divisi tra chi ha fame di cambiamento e di progresso, e chi invece si è affezionato al mondo che conosce e vivrebbe tranquillo senza mutare mai niente. Meno che mai le proprie abitudini.

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